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‘Agnelli’: la vera storia dell’Avvocato, a 15 anni dalla morte!

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La recensione dell’amico Marco sul film di Hooker a 15 anni dalla di Gianni Agnelli è un pezzo di riconoscenza del calcio e dell’Italia intera per l’Avvocato. Re della Grande Farica e personaggio che ha tracciato la storia del nostro paese per 50 anni! Una dedica a tutti i giovani, perchè ne possano trarre ispirazione e frutto. Grazie Marco!

di Marco Bernanrdini - La notte tra il 23 e il 24 gennaio di 15 anni fa, Gianni Agnelli moriva nella sua residenza sulla collina torinese di Villa Frescot, irriconoscibile e prosciugato dal cancro alla prostata.

Quarantotto ore dopo, il giorno dei funerali, 600.000 persone sfilarono commosse davanti al feretro dell’Avvocato. Più della metà della popone di di cui era stato indiscutibilmente il re. E la sua gente smarrita.

“Era consolante sentire il rumore dell’elicottero che lo portava in Fiat. Sapevamo che qualcuno si saree occupato di noi. Ora non ascolteremo più quel suono che ci mancherà tanto”… pensieri e parole di uomini e donne con le tute blu e dai colletti bianchi della grande Farica Italiana Automobili .

Il re era morto ma, non era possibile gridare “viva il re”, lasciando una scia di “mi ricordo, eccome se mi ricordo…” Anche da col che non lo avevano mai visto.

Due giorni fa su Sky è cominciata la proiezione di un film da non perdere per qualità e soprattutto per il modo, puntuale e ista, di racconto a tutto tondo ed in profondità su ciò che c’è da sapere di ‘Agnelli’.

Ci sono voluti gli americani, la regia di Nick Hooker e Graydon Carter produttore per la HBO, per arrivare a izzare un’opera che nessuno in Italia aveva avuto il coraggio di fare anche per certi ‘paletti’ non solo psicologici che la Famiglia metteva ogni volta che un ‘indipendente coraggioso’ immaginava l’impresa.

Un film di grande spessore che, in un’ora e mezza, offre allo spettatore tutto ciò che è stato Gianni Agnelli dal giorno della sua nascita.
Nulla s’immagina e poco viene riservato al pudore o al servilismo.
Cronache instabili e analisi del personaggio passano attraverso la voce e il volto di tutti col eero a che fare con l’Avvocato in blico e in privato.

Da Gabetti a Kissinger, dai Furstemberg a Diego Novelli, da Rattazzi a De Benedetti, ma anche dal suo cuoco al custode di Villar Perosa. Uniche voci degli Agnelli autentici, con quelle degli , della sorella Maria Sole che svela virtù e difetti di un fratello tanto eccezionale da essere particolare nel bene e nel male.

Inventore della vanità come ‘alloure’, consumatore persino eccessivo di cocaina al tempo della dolce vita, amante spericolato e senza freni trattando le signore come puttane e le puttane come signore; appassionato d’arte ed egli stesso artista, ironico e intelligente, soprattutto curioso, nemico della noia che lo spingeva a pranzare a Parigi per poi cenare a Londra e tornare a per dormire.
Imprenditore illuminato, estremo in ogni sua azione come buttarsi in mare dall’elicottero o correre a 150 all’ora le strade di Nizza bruciando i semafori oppure ricevere chiunque sulla sua barca completamente nudo, viscerale nella sua passione per la Juventus e per la sua cui regalò le Opiadi.

Trasgressivo come quando ad un presidente della Reblica Italiana per cone fece portare i coglioni di t al burro (peraltro squisiti) perché “A un coglione occorre darne almeno due”; unico e autentico amico il vento “perché è l’unica cosa che non si può comprare”.

Padre assente. Sia per Margherita la quale un giorno si presentò con la testa rasata a zero e gli disse “così per una volta ti accorgi di me”. Soprattutto per Edoardo, troppo sensibile per un padre insensibile, il quale trovò nella disperazione il coraggio di uccidersi.

Fu in quel momento che Gianni Agnelli, forse per la prima volta nella sua vita, cominciò a fare i conti con se stesso ed il suo ‘io’ debordante, cadendo in depressione ammalandosi fino a morire.

Il sigillo è di Lapo: “Un uomo eccezionale, un nonno fantastico ma non lo avrei mai voluto come padre”.
Buona visione, ne vale la pena.