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Addio Tullio, ultimo bohemien: vita di coraggio e verità!

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di Paolo Paoletti – L’ultimo dei bohemien? Chissà. Certamente ci ha lasciato l’urlo della sua anima, interminabile!
Tullio Maddaloni se n’è andato…non riesco a crederci. Nella Chiesina dei Gesuiti, un amico mi ha detto: “Ferlaino poteva venire”. I miei occhi non vedevano quasi nessuno, tra le decine di convenuti, testimoni di una vita disordinata, libera, anticonformista.
E’ stata quella di Tullio, un fratello maggiore. Prodigo di battute e consigli, gentilezze di altri tempi.

Claudio Botti, Principe di un Foro difficile, ha provato a scuotermi…”tu gli hai dato voce, la voce di denuncia di un mondo di falsità”.
Parlava del . Era, è sempre il mio mondo, oggi molto, troppo diverso da quando cominciai nel 1979.
Fu Tullio ha darmi coraggio, il coraggio di denunciare. Ciò che il non mi ha perdonato.
Ai Gesuiti c’era anche Antonio Corbo…’speis’: chi sa, sa.

Conobbi Tullio Maddoloni un’estate a Capri. Sembra appena un’estate fa, sono passati quarant’anni. Brillante, pacione, ruvido quanto incisivo: era il suo modo di offrire amicizia. Era il suo modo di vivere. Avevo 19 anni ed il nel sangue. Professionista fallito di fresco, sogno in fumo dopo un ritiro ‘Primavera’, allenatore Gianni Di Marzio. Puntavo a restare comunque lì, in quel mondo, con il giornalismo.
Erano gli anni dell’università, amici e fidanzatine, l’immancabile pomeriggio danzante a La Mela in via dei Mille, Caflish e Cimmino, dove Tullio regnava. Il Re di Piazzetta Rodinò, ano ‘chic’ di una Napoli addormentata.

Impossibile attraversarla senza incontrarlo, la sua voce a guidarti al tavolo dov’era in parcheggio.
Chi lo aveva conosciuto in gioventù, ne raccontava di tutti i colori…croupier al Canottieri Napoli, cavallaro e proprietario di scuderie, giocatore incallito, sportivo.
Sportivo? Si sportivo: grande intenditore di , amico e confidente esclusivo di Mario Belardinelli, ssimo di pallanuoto dai tempi di Fofò Bonocore, amico di tutti i driver di Agnano, Tor di Valle e Montegiorgio. E poi o’pallone. Il . Il Napoli… da Sivori e Altafini a .

Conosceva tutti, ‘confessava’ molti, al tavolo del bar, ‘ufficio a cielo aperto’ dove ogni giorno faceva colazione con Franco Ambrosio, alle 7.30 del mattino.
Lì si fermavano sopratutto ai quali si rivolgeva con spontanea umanità.
Mai pedante, sempre accogliente. Troppo con Picchio e Adriano, primo e terzo figlio. Mentre Paola, la seconda, avrebbe dovuto sfondare nel . Il che fu.

Nei circoli era atteso e temuto, l’intransigenza di modi e pensieri fattasi strada negli anni della maturità era compagna difficile per tutti. Non per lui e Caterina, moglie e complice di sempre.

Tullietto un giorno mi chiese…”voglio venire da te a Canale 34″. Il mio ‘Number One’ imperversava tutti i lunedì sera, ritrovo d’elite: Gazzaniga, Caminiti, Gherarducci, Tosatti, Cucci, Bartoletti, Minà, il meglio delle penne che raccontavano lo sport italiano. In quegli anni, gli scudetti e i trionfi del Napoli e di Napoli. La sera del secondo, accolsi a braccia aperte Tullio Maddaloni. Ero curioso di vederlo muoversi in uno studio tv. Lo affidai a Benedetto Casillo in un improvvisato Bar dello Sport.

“Bigon…? Bigon è un cadavere!”, poche ed ultime parole. Due minuti per dire nascoste da mesi, ciò che tutti pensavano a Napoli ma nessuno diceva.
Attenzione: Albertino Bigon, allenatore del secondo scudetto azzurro, era lì, in studio e Luigi Necco, di fianco, s’infiammò del solito falso pudore… “Non si può… non si possono dire certe cose”.
Questo era Tullio Maddaloni, il gusto della sfida…dell’impossibile.

Dopo anni, mi espresse un secondo ed ultimo o. “Facciamo un programma insieme? Solo tre, quattro puntate. Devo togliermi uno sfizio, giusto per dirne quattro a chi so io”. Canale 34 lo aveva fatto fuori, dopo aver ‘usato’ la sua verve per domare la critica accondiscesa verso un Napoli in ginocchio.
Da qualche anno avevo detto basta. Lavoravo ad Assisi, occupandomi di comunicazione ed immagine. Producer e regista di RVS, il primo spettacolo italiano sulla comunicazione.

Ma l’ultimo sfizio di Tullio era troppo intrigante. Carta, penna e calamaio ed in ’2 minuti 2′ su un tavolino del Gran Bar Cimmino, nacque ‘NumberTullio’, ideato e scritto a parodia di NumberTwo, settimanale che Canale 34 offriva dopo il mio addio agli schermi. I tempi dei Numeri 1.
Il ‘Comitato per la tutela del (a) Napoli’, incarnato da me poi costituitosi per atto notarile, volle, fortissimamente volle dire, ciò che tutti pensavano sul Napoli dell’ultimo Ferlaino. Una disgrazia di cui bisognava liberarsi, Tullio Capopopolo.

Accadde dopo 5 anni di denunce, querele, svelate, dialettiche arboriane. Un neogenere della televisione che coniai apposta per Tullio: l’attualità recitata.
Ed osteggiata in tutti i modi: buttati fuori da Canale 10, poi da Telelibera 63, quindi TeleA… minacciate e poi ‘indotte’ a chiudere il programma.
Successo popolare così dirompente da trascinare 1600 di Numbertullio al Teatro Politeama, dove demmo appuntamento per uno special-live e la raccolta di firme per la Furbaino.
Un fenomeno televisivo noto in tutta Italia che Aldo Grasso raccontò con un paginone su ‘Sette’, settimanale di costume e società del .

Maddaloni è stato l’attore più fulgido del Napoletan Style anni Ottanta, e fino al nuovo secolo. Animatore di una città e delle sue battaglie più sentite. Non solo nello sport. Voce del Quartiere Chiaia, dove la nobile borghesia diventava voce ‘e popolo. Quella di Tullio, bohemien con il pon-pon.

Amico mio, non ti dimenticherò.