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Addio Max: ha scelto Agnelli, il bene Juve!

Allegri-story, da fischi a trionfi ma tabù Champions / SPECIALE

di Antonella Lamole - Non sa cosa farà dal 10 luglio o almeno così dice. E’ l’unico allenatore italiano ad aver vinto 6 scudetti consecutivi 1 al , 5 alla Juve. Lascia la Juve tra 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane vinte e 2 finali di .

alla Juve è stato il Max, ma ciò non ne ha impedito l’addio.
C’è chi sostiene per volere di Nedved e Paratici!

Ma la ufficiale emerge in conferenza, tra le lacrime non trattenute dal tecnico, con tutta la squadra bianconera schierata in sala.

“Nei rapporti professionali ci si può dividere, è una decisione che prendo tranquillamente. Non è arrivata per visioni divergenti su giocatori, strategie, rivoluzioni o contratto. Ognuno ha fatto le proprie considerazioni, abbiamo discusso e ho espresso il mio parere sul bene della per il , poi la società ha preso la decisione facendo la propria scelta. Questo però non cambia nulla, i rapporti con la società sono e restano ottimi”.

Quando ha capito che non potrà realizzare l’idea di che aveva in mente?

“Ringrazio il presidente e i ragazzi per quello che hanno fatto e mi hanno dato, quelli di quest’anno e tutti gli altri. Ci siamo tolti tante soddisni, lascio una squadra vincente che ha le potenzialità per ripetersi in Italia e fare un grande Champions. Quest’anno purtroppo non siamo riusciti ad arrivare in fondo in Europa. Abbiamo discusso e ho espresso il mio parere su quale potrebbe essere il bene della per il . La società ha fatto le proprie considerazioni ed ha scelto. Ciò non cambia i rapporti che sono e restano ottimi.

Ora abbiamo due cose da festeggiare allo um: lo scudetto e l’addio di Barzagli, che lascia. Deve essere una bellissima serata in cui festeggiare cinque anni straordinari”.

E’ una scelta condizionata dall’ambiente esterno?

“La prendo tranquillamente, nei rapporti professionali ci si può dividere. Io non ho chiesto anni di contratto, rivoluzioni, giocatori. Non ne abbiamo mai parlato, non ci siamo nemmeno arrivati. E’ arrivato il tempo giusto per dividersi. Sono contento ed emozionato, ma ora dobbiamo festeggiare. La ripartirà l’anno prossimo nel migliore dei modi”.

Hai pagato che si dica che le tue squadre non giocano bene?

“Non ha pesato questa cosa, è sempre stato un dibattito aperto con tutti. Alla fine di tutto contano gli obiettivi raggiunti, alla devi vincere e anche quest’anno l’abbiamo fatto. Il giocare bene o male dipende da tanti fattori, ma il risultato condiziona di più. Io da allenatore dovrò sempre analizzare la prestazione e non il risultato, che però senza prestazioni non arriva. Il calcio è anche strategia, non sempre si può giocare bene, spesso lo scudetto lo vinci conquistando le partite giocate male che fanno la differenza a fine anno. Se uno si accontenta di uscire dal campo dicendo ‘abbiamo giocato bene, ma abbiamo perso’ non fa per me. Nel calcio si deve vincere le partite. Le grandi partite le vincono le grandi difese, il Real a Cardiff ha difeso meglio di noi. Io a 52 anni non ho ancora capito cosa voglia dire ‘giocare bene a calcio’.
Nella vita ci sono le categorie: chi vince, chi perde, chi retrocede e chi no. Se uno non vince mai ci sarà un motivo! Ora va di moda la teoria, non ci sono più i mestieranti. Guardate Cellino, è andato a Brescia e lo ha riportato in Serie A subito, perché è più bravo degli altri”.

Vai via anche perché non puoi fare l’allenatore-manager come avresti voluto?

“Assolutamente no, in questi cinque anni sono sempre stato coinvolto nelle decisioni della società. Non sono mai stato uno yesman, ma sono sempre stato parte del discorso nelle varie problematiche. Nelle società così grandi l’allenatore deve essere a conoscenza di tutte le problematiche, poi a me le cose nuove essano sempre e non mi piaceva essere ridotto a dare solo la formazione”.

Ti senti juventino? Cosa significa esserlo per te?

“Da quando sono qui sì, ma lo ero anche da piccolo quando avevo il poster di . Significa far parte di una famiglia che ha un Dna preciso che insegna molto e cresce. Qui impari disciplina e cultura del lavoro, sono stati cinque anni di grande insegnamento in cui sono cresciuto”.

Si è chiesto perché non ha conquistato completamente i si?

“Non me lo sono domandato perché i si sono sempre stati molto calorosi e mostrato stima e affetto”.

Il ?

“Ora come ora penso solo a festeggiare. Magari una pausa mi farebbe anche bene, poi a metà luglio magari avrò voglia di lavorare. Avrò la serenità di valutare le situazioni proposte e valuterò, altrimenti prenderò un anno più lungo dedicandomi del tempo”.

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