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Addio Mario, non ti dimenticherò!

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di Paolo Paoletti - Ciao Mario, non ti dimenticherò!
E’ andato via un’altro pezzo della mia gioventù, il mio calcio, i miei idoli, nel caso di Mario Corso diventato amico e riferimento per il calcio a Napoli, fino a condividere tanti pomeriggi sui campi polverosi del torneo e, dove avevano piacere a giocare i grandi , con la C maiuscola, mostrando umiltà, entusiasmo, la stessa passione di carriere inarrivabili.

In fotogra la formazione di una serata magica, al Mario Argento, Pala gremito per una esibizione di beneficenza contro Hoy di Michele Plastino, Giordano e Manfredonia. Vincemmo noi, ‘Napoli All Time’ con Sormani, Aondanza, Canè e Mario Corso che segnò il rigore decisivo dopo una partita tiratissima, chiusa 1-1.

Mario, fu chiamato da Ferlaino per organizzare il settore giovanile azzurro: arrivò il primo scudetto della storia del Napoli, con la Primavera da lui guidata, stagione 78-79. Corso portò a Napoli disciplina, obiettivi, budget tirando fuori tanti ragazzi di sicuro avvenire, lanciando tecnico suo erede la perla bianca, Angelo Sormani, tante volte avversario nei derby della Madunina.

Mario rivisitò la foglia morta di Didì, ne fece il suo cavallo di battaglia, al punto che Brera, che lo definiva participio passato del verbo correre, s’arrese: Angelo Moratti ne aveva fatto il suo pupillo, e Mario poteva raccone di aver vinto in 509 presenze e 94 gol in serie A, 4 scudetti, 2 Coppe dei e 2 Coppe continentali. Dall’ poi fu chiamato in panchina nel campionato 1985-1986 al posto di I Castagner per raddizzare una stagione fallimene: ci riuscì con un sesto posto finale.

Giocandogli accanto capìi chi sono i e perchè: Mario, talento incredibile, era una persona per bene. Stretto tra Mazzola e Rivera, un numero 11 che era un 10, riserva in Nazionale nonostante 23 partite e 4 reti. Candidato per 3 volte al Pallone d’Oro, arrivò 7° dietro Danis Law, Siarez e Amancio. A qualche punto dal mitico Eusebio.

A Napoli rimase 4 anni dal 1978 all’82, poi consigliere di Ferlaino. Cominciò proprio con Mario l’epoca del Grande Napoli che con Juliano, Maradona, Allodi e in 5 anni riuscì dove mai nessuno: il primo scudetto.

La notizia della morte di Mario Corso mi ha profondamente intristito, riportando alla mente i ricordi di anni meravigliosi, quando la vita comincia a offrirti la strada dell’adultità e la passione immediata lascia posto al futuro. Mario è stata una delel facce del calcio vero, unico, indimenticabile. Grazie Mario, onorato di averti conosciuto!

ARCHIVIO: Mario Corso, fenomenale mancino della Grande campione euromondiale negli anni Sessanta è morto. Lo apprende l’ANSA in ambienti calcistici. Corso, che avree compiuto 79 anni il prossimo 25 agosto, era ricoverato da giorni in ospedale.

“Mario Corso era l’unico calciatore che Pelè dichiaratamente avree voluto nel suo : questo per far capire ai giovani la portata della classe del mio amico”. Massimo Moratti al telefono con l’ANSA si commuove nel ricordo: “Era il mio preferito della Grande , ma anche mio padre lo adorava, e lui rimase sempre vicino alla nostra famiglia. Tecnica sopraffina, gioco in controtempo, le punizioni cosiddette ‘a foglia morta – conclude Moratti- era un piacere vederlo giocare…”.

”È stato un calciatore che ha fatto sognare la mia generazione. Ma oggi io ho perso un amico, una delle più belle persone che la vita mi ha fatto incontrare”: così il sindaco di o Beppe Sala su Twitter.

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