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Addio Maestro, non ti dimenticherò. E che Dio ti accompagni!

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di Paolo Paoletti - Affranto e incapace di toccare l’argomento. Caro Giuseppe mi mancherai da morire. Nessun coccodrillo, anche se sapevamo che da un po’ eri ricoverato al Cardarelli dove Bianca e Angelo facevano sentinella pregando di non andare in pro. Non ci saranno funerali, forse una cerimonia per pochi, laica. Peppe si diceva non credente. Mi è stato di esempio per tutta la vita, da quando l’ho conosciuto a La Mela, il ht-club dei miei frequentato dai Vip, animatori delle notti italiane. Arrivavano da Roma, o, perfino da Londra. E tra questi, dal Palazzo del Chiatamone, ogni tanto intorno alle 2 del ‘mattino’… Giuseppe Pacileo spesso con Frans Guardascione, redattore capo de Il Mattino. Quando i giornali avevano un solo redattore capo!
Caro Giuseppe, appena avrò forza scriverò di te. Di quanto mi hai insegnato e regalato in tanti anni, fino alle recenti visite a casa per ‘guardare’ insieme un partita, o sentirti solo parlare.
Peppino caro che Dio – il tuo ed il nostro – ti abbia in Gloria.

blichiamo un racconto, scritto dopo anni, del 3,5 dato a Maradona. Esempio di carattere, onestà, professionalità.
In questo scritto Giuseppe omette che a Canale 34, il conduttore di Number One, dove è stato irragiungibile opinion leader ero io…Paskvale Vagheggi y Canario y Diaz; come mi apostrofò dal giorno in cui fui l’unico a intervise Ramon Diaz e dopo avermi visto giocare una partita dell’Intere, dove sgambettavo in mutande il sabato mattina.
Addio Peppe, non morirai mai.

di Giuseppe Pacileo - Accadde in quel di Udine, sala stampa dello o “Friuli”, che Franco Melli – allora inviato itinerante per il Corriere della Sera – si mettesse a sbirciare i servizi degli altri inviati. Non seguiva sempre la stessa squadra, e allora cercava conforto alle proprie valutazioni. Sbirciò anche la mia “pagella”; e spiccò un salto. L’indomani sul Corriere, ben evidenziata in un riquadro, apparve la notizia che, nientepopodimeno! un giornalista napoletano aveva affibbiato un 3,5 all’eminentissimo don Diego Maradona. A quei tempi – e temo anche oggi – si usava concedere almeno il 6 di stima ai grandi giocatori, magari nel timore che la volta successiva sfoderassero tutto il loro talento facendoti così finire sulla groppa di un maiale.

Ecco come l’ “evento” ebbe immediata risonanza . Il sottoscritto venne subissato di telefonate richiedenti il perché e il percome, nonché inviti a comparsate in varie televisioni. Parlai soltanto con un caro amico, Rosario Pastore, della Gazzetta dello , spiegandogli banalmente che, partendo dal 2 di base, avevo aggiunto mezzo punto per la trasformazione del rigore ed un punto per il passaggio-gol. Altro per quasi tutta la partita il bravo Tiechìte non aveva prodotto, e questo mi era sembrato molto grave per un raro fuoriclasse, nonché capitano della squadra e idolo di una intera città.

Il lunedì sera mi recai negli studi di Canale 34 per la trasmissione “Number One”, come di consueto. Inopinatamente e casualmente prima della trasmissione vi incontrai Maradona. Costui, con volto corrucciato, mi apostrofò chiedendomi conto e ragione: “Non me importa tanto del voto, ma che le racconto alle mie figlie se me domandano di che cosa me devo vergognare? Io non me devo vergognare de niente!” e, appallottolato il foglio incriminato del Mattino, me lo lanciò contro. “Senza colpire”, come scriverebbe il .

La partecipazione del divo mi era stata accuratamente tenuta nascosta, per cui decisi di affibbiare all’emittente un anno di , e cominciando da quella sera scomparvi dai suoi schermi. Piovvero ogni sorta di supposizioni, come minimo: “Maradona ‘a vattuto a Ppacileo!”. Pacileo invece, benché non “vattuto”, aveva ritenuto opportuno evie confronti in video sgradevoli che potevano anche scendere sotto il livello dell’accettabile. Pacileo si recò invece da Pasquale Nonno, allora direttore del Mattino, chiedendogli un mutamento di incarico; giacché ogni sua valutazione successiva di Maradona sarebbe stata dai più considerata con sospetto: quello che in gergo giuridico si chiama legittima suspicione. Nonno rispose picche: “Non puoi ritirarti e dargliela vinta”. Siccome il direttore era lui non mi rimase che continuare. Non molto tempo dopo il buon Tièche avrebbe dovuto vergognarsi di essere stato arrestato, a Buenos Aires, a casa sua, sempre per fatti di droga. Chissà che cosa avrà detto in quella occasione alle figlie…

N.B. La settimana prima della partita di Udine l’Italia aveva giocato a Cagliari contro l’Argentina, che ovviamente schierava Maradona. Era finita 0-0 e la prestazione del “nostro” era stata da me valutata esattamente 3,5 (evidentemente era un periodo molto “polveroso”.). Quella volta però non se ne era accorto quasi nessuno.