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Abu Dabi, re dell’imbroglio: come Mansour raggira Platini!

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Tutto legale, tutto permesso: fa parte della strategia del miliardario di Abu Dhabi, che più spende in altre imprese calcistiche più può permettersi di aggirare le norme del fai play finanziario.

Neanche una settimana fa David Villa era stato presentato come il colpo ad effetto dei New York , neonata squadra di del Bronx che parteciperà alla prossima stagione della Mls. Un gran colpo, al prezzo di 10 milioni i si sono assicurati il più prolifico attaccante della nazionale spagnola, vincitore di un Mondiale e in campo a per cercare il bis con la Spagna: a 32 anni, reduce dalla vittorie della Liga con l’, Villa non è certo un giocatore sul viale del tramonto. A distanza di alcuni giorni, poi, l’annuncio che Villa passerà in prestito alla neonata squadra dei Melbourne fino a che non comincerà il torneo statunitense. La linea rossa dietro il nome di Villa che lega le due squadre situate dall’altra parte del mondo si trova nel nome , perché entrambe, e non è un mistero, sono società sussidiarie del Manchester .

E lo spagnolo Ferran Soriano le amministra tutte e tre.
Perché il Manchester , appena condannata a pagare una multa di 60 milioni di euro alla , acquista altri due club dall’altra parte del suo mondo? Una seconda squadra di New York dopo i s – dove ha finito la carriera Thierry Henry – doveva nascere già nel 2010, riprendendo lo storico nome dei vecchi Cosmos, in cui alla fine degli anni Settanta avevano giocato i vari Pelé, Chinaglia e Beckenbauer.

Il progetto iniziale non va in per difficoltà economiche ed ecco che nel 2012 Ferran Soriano, appena passato dal Barcellona al Manchester , si inserisce nella trattativa. Finisce che si comprano entrambe le squadre: i Cosmos sono ripartiti l’anno scorso dalla seconda serie, i nuovissimi di Soriano saliti in prima divisione.

Il costo dell’operazione per la creazione del è stato stimato in 100 milioni di dollari circa, un po’ meno della metà di quanto speso dallo sceicco Mansour nel 2008 per l’acquisto del di Manchester. Poi ci saranno altri ingenti investimenti per la costruzione di uno stadio nel Bronx sulle rive dell’omonimo fiume, un progetto che è passato in consiglio comunale ma che ha già attirato le ire dei residenti perché deturpa il paesaggio e costringe molti esercenti all’abbandono dei loro storici locali. Lo scorso gennaio poi, sempre il medesimo sceicco ha acquistato l’80% della squadra australiana dei Melbourne Heart per 12 milioni e li ha chiamati Melbourne , giusto per non confondersi. E proprio sul nome si gioca la questione, fondamentale per aggirare le regole di un già traballante fair play finanziario dell’ che sembra scritto apposta per agevolare i ricchi.

Oltre a farsi sponsorizzare il nome dello stadio di Manchester per 400 milioni in 10 anni dalla Etihad, che è poi la compagnia di Abu Dhabi posseduta sempre dal solito sceicco. Oltre ad aver investito altri 150 milioni in una futuristica cittadella dello sport che, ospitando anche le li del Manchester , diventa un investimento sul settore le e quindi detraibile dai passivi. Nel bilancio del appare la vendita della proprietà intellettuale del nome per 30 milioni a parti terze, che poi sono proprio i di New York e di Melbourne. Tutte manovre assolutamente legali, non questionabili dalla . In definitiva lo sceicco spende e spande quanto vuole e, (anche) per recuperare il deficit e ottenere l’iscrizione alla prossima , si acquista due squadre all’estero, cosa che ovviamente non possono permettersi tutti i club, tte cui si ri-compra il nome dalla squadra originale.

Luca per Il Fatto Quotidiano