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I 60 anni d’Europa, Albonetti: furono firmati fogli in bianco.

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Quel pomeriggio a pioveva a dirotto. Il 25 marzo 1957 la primavera non fece sconti alla Città eterna, ai suoi ospiti e ai Trattati costitutivi della Comunità economica europea e della Comunità europea dell’energia atomica. Scrosci brevi e mittenti bagnavano le bandiere di Italia, , , Belgio, Olanda e Lussemburgo che facevano un po’ di fatica a sventolare sul Palazzo dei Conservatori mentre le automobili delle delegazioni cominciarono ad arrivare davanti al Campidoglio attraverso un corridoio tenuto libero dagli agenti.

Migliaia di ni cercavano di sbirciare tra le delegazioni dei grandi di un’ che prometteva di far dimenticare, se non i nazionalismi, almeno le macerie di pochi anni prima. E, alle 18.00 in punto, i rintocchi della ‘paina’, la storica campana del Campidoglio, risuonarono nella piazza michelangiolesca per annunciare l’inizio della cerimonia nella Sala degli Orazi e Curiazi. Le foto di quel giorno, in un bianco e nero un po’ sbiadito, non ci rimandano il fasto – forse discutibile per gli occhi di oggi – del damascato rosso che ricopriva il lungo tavolo di noce dove i ministri e capi delegazione avevano preso posto. Ma la solennità, sessant’anni dopo, è intatta. E anche se quel giorno più che certezze c’erano punti rogativi, il cantiere dell’ fu ufficialmente aperto.

“Alle 18.50 nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio sono stati firmati i Trattati per la Comunità economica europea e per la Comunità atomica. Per l’Italia ha firmato il presidente del Consiglio on. Segni e il ministro degli Esteri on. Gaetano Martino. Per la hanno firmato il cancelliere Adenauer ed il sottosegreio agli Esteri Hallstein”, scandì pochi minuti dopo il ‘lancio’ ANSA numero 159. A seguire firmarono gli altri. I nomi impressi nella memoria anche dei non addetti ai lavori: il belga Paul-Henri Spaak, il lussemburghese Joseph Bech, il francese Christian Pineau, l’olandese Joseph Luns.

Non c’erano, ovviamente, i . Ma furono milioni i cittadini di quella piccola che seguirono la nascita della futura Unione grazie alle telecamere posizionate nelle sale, lungo gli scaloni, attorno alla statua di Marco Aurelio. E grazie alla traduzione simultanea nelle quattro lingue della neonata Comunità: italiano, francese, tedesco, olandese. Esiguo, invece, il numero di quelli che assistettero personalmente.

Le folte delegazioni, le autorità italiane, circa duecento sti lasciarono poco spazio al ‘blico’. Ma nelle primissime file, le signore De peri e Segni. Il faticoso sogno dell’integrazione cominciò così. Chi l’avrebbe detto, solo due anni prima quando, ai primi di giugno 1955, la Conferenza di na iniziò a ricucire lo strappo del 1954, quando la silurò prima di nascere la Comunità europea di difesa.