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11 Luglio 1982: gli eroi, i segreti!

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di Paolo Paoletti - Uno dei modi più giusti per ricordare l’epopea dell’Italia a Spagna ’82, di cui l’11 luglio cade il 35°, è profilare gli uomini di quella avventura che portò il Terzo titolo mondiale al calcio italiano. Prima volta dopo i trionfi di Vittorio Pozzo e gli Azzurri di un periodo difficile per il nostro paese tra il 1934 e il ’38, mentre in Europa covava il fuoco della Guerra.
Eventi che come scrive l’amico Marco Bernardini, “con i suoi personaggi, fanno letteratura. Momenti e uomini che entrano nella Storia attraverso un libro, una canzone, un film”.
Lo meriterebbero tutti i protagonisti di quel Mondiale, il mio primo vissuto da giornalista-abusivo grazie ad un biglietto omaggio, nella semifinale Italia-Polonia, giovedi 8 luglio a Barcellona, o Camp Nou ore 17.15, quando il sole diventa basso ed è il tempo della ‘lidia’!
Doppietta di Pablito, in gol al 22′ e 73′. L’Italia di Zoff, Bergomi e Cabrini; Oriali, Collovati e ; Bruno Conti, delli, Rossi, Antognoni dal 28′ Marini e Graziani dal 70′ Altobelli.
Tosti i polacchi rivelazione: Lato, Smoralek, Ciolek e Zmuda…
Per me, rileggendo quei giorni dopo 35 anni, sopra un segno del destino, perchè a Barcellona sarei tornato nell’estate dell’84 per vivere la storia più incredibile del calcio a Napoli, l’acquisto di Diego .
Bernardini, per questo 11 Luglio 2017, ha tracciato il ricordo di tanti protagonisti, anche sconosciuti ai più. Dimenticando però il più grande, per il lav enorme, preziosissimo, decisivo, svolto accanto a Enzo Bearzot nei momenti più difficili del silenzio stampa di un’Italia dilaniata dalle polemiche con la questione premi a fare da pretesto, ma provocato dalle esagerate effervescenze del Corriere dello Sport.

E la sfida drammatica con il Camerun giocata il 23 giugno 1982 a Vigo, intorno cui aleggiò addirittura il famoso camorrista Michele Zaza, che fra i vari settori di sua competenza aveva le scommesse clandestine.
Curiosità, tra i suoi avvocati c’era l’allora il presidente della Figc Sordillo, lo stesso Sordillo che secondo il racconto di Zaza, ripreso anche dall’allora segreio di Democrazia Proleia Mario Capanna, gli aveva chiesto consigli su come muoversi in Spagna e che all’amico spagnolo del pregiudicato si sarebbe rivolto davvero, poco prima di Italia-Camerun!

Io Carletto non posso dimeticarlo e non solo perchè ci ha lasciato a 87 anni, dopo una vita di sport e di amicizia.
La carrellata dei Campioni di quella estate magica, comincia proprio così…

CARLO DE GAUDIO. Presidente della Canottieri Napoli, ma nel cuore di tutti gli italiani per la spedizione in Spagna, quando l’Italia di Bearzot conquistò il terzo mondiale, prima volta dopo i successi del ’34 e ’38.
Capo delegazione degli azzurri, responsabile ai rapporti con la stampa, che furono delicatissimi in quel torneo. Abilissimo nei rapporti diplomatici con il Camerun, nella sfida decisiva del i qualificazione.
Di Carlo De Gaudio sono pieni i filmati Rai dell’epoca che lo mostrano raggiante mentre abbraccia Bearzot,i giocatori.
Che lo elessero confessore e padre putativo.
Nei Mondiali del ‘90 in Italia fu presidente del Comitato organizzatore a Napoli.
De Gaudio era sempre stato un uomo di sport tra mare e calcio: la vela, con la partecipazione alle del 1960.
Imprenditore di successo, fu l’inventore dei sacchetti a perdere per l’immondizia.
Dirigente alla Canottieri Napoli dal 1964 al 1992, poi vicepresidente e presidente dal 1982 al 1992.

ENZO BEARZOT. Una pipa e dietro il fumo che usciva da quel camino un uomo. Rude e ruvido, trasparente e genuino come le montagne del suo Friuli. Partì per la Spagna con ancora addosso il colpo a tradimento subito da una fanatica tifosa che lo aveva schiaffeggiato e insultato perchè non aveva convocato Beccalossi. Ufficialmente era il Commissario Tecnico. Di fatto fu un padre autentico per i suoi ragazzi al quali, insieme con la collaborazione di Dino Zoff, seppe infondere lo spirito guerriero e vincente. Indimenticabile.

CESARE MALDINI. Se Bearzot era il padre di quel gruppo, Cesare Maldini ne era il fratello maggiore. Un “secondo” per modo di dire perché di fatto era lui a dirigere in pratica ciascun allenamento, mentre il “Vecio” osservata da bordo campo, e a fare da parafulmine per tutte le controversie anche aspre che caratterizzarono la prima e tribolatissima parte del percorso azzurro a Vigo. Svolgeva il suo ruolo di “sentinella” azzurra con discrezione e con quel grande senso di umanità che ha sempre saputo usare e dosare come uomo e come allenatore.

LEONARDO VECCHIET. Il responsabile dello staff medico della nostra nazionale. Profondamente innamorato della sua professione che spesso esercitava come una vera missione a vantaggio di chi non aveva possibilità economiche, ebbe il merito di farsi anche un poco “stregone” durante il Mondiale. Fu lui, infatti, a sperimene la “carnetina” sui giocatori azzurri come tonico e vitaminico in grado di accelerare il recupero fisico in un torneo così lungo e complicato. Nulla di illegale o di proibito, naturalmente. Forse anche solo un effetto placebo. Ma funzionò a meraviglia.

GUIDO VANTAGGIATO. Era il giovane segreio generale di quella spedizione azzurra. Scapigliato e un poco “beat” dentro il suo abito di ordinanza, dovete suo malgrado assumere il ruolo più complicato e antipatico dell’o periodo spagnolo. Il silenzio stampa deciso da tutti i giocatori, con il solo capitan Zoff autorizzato a parlare a nome di tutti costrinse il malcapitato Guido a frapporsi tra l’incudine e il martello quotidianamente per difendere la volontà del gruppo azzurro e al contempo per garantire il diritto di cronaca al battaglione dei media.

SANDRO SELVI. Ufficialmente il massaggiatore capo. In realtà molto di più. Amico e confidente dei giocatori per l’umanità che sapeva usare nei l confronti. Giancarlo Antognoni pianse come un bambino tra le sue braccia quando dopo essersi infortunato seppe che avrebbe dovuto rinunciare alla finale con la . Selvi era stato partigiano e aveva sofferto le angherie naziste in un campo di concentramento. Per questo non volle mai festeggiare i suoi compleanni, ma soltanto la data di ricorrenza della liberazione sua e dei suoi compagni.

FEDERICO SORDILLO. Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio e perciò verosimilmente un uomo che arrivava dalla politica. Eppure malgrado il ruolo istituzionale che ricopriva non tentò mai di mascherarsi o di nascondersi abbandonando il carro anche quando, dopo il primo turno in Galizia, le cose sembravano dovessero andare in maniera disastrosa. Un signore di altri tempi che non riuscì magari a raggiungere la statura e il carisma di Artemio Franchi ma che verrà sempre ricordato dal calcio e non solo per il Mondiale vinto.

GIGI PERONACE. Fra tutti decisamente il più sfortunato. Era stato aggregato al gruppo come “accompagnatore”. Uomo di calcio dalla esperienza notevolissima. Italiano trapiantato a Londra e antesignano dei contemporanei direttori sportivi e anche, per la parte nobile, dei procuratori. A lui il calcio italiano deve gli arrivi di campioni come Charles, Sivori, Angelillo e tanti altri. Doveva essere il fiore all’occhiello della nostra nazionale. Un fiore che appassì e morì, la notte prima della partenza, nel ritiro di villa Pamphili a Roma. Gli azzurri andarono in Spagna con il lutto al braccio.

GAETANO . Non era il capitano soltanto perché la fascia spettava di diritto al suo grane e inseparabile amico Dino Zoff. e di più è stato scritto o detto di un giocatore di pallone la cui figura è sempre andata ben oltre gli angusti confini professionali. La sua assenza, ancora oggi e dopo tanto tempo, pesa in maniera enorme per ciò che seppe fare e per quel che di grande avrebbe potuto offrire a un mondo del pallone che oggi lui stesso farebbe fatica a riconoscere come il pianeta che, dopo la sua bella famiglia, aveva amato più di ogni altra cosa.

SANDRO PERTINI. L’altra pipa sempre accesa di quel Mondiale. Il Presidente per antonomasia al cui cospetto tutti i successivi politici del nostro Bel Paese fanno la figura dei poveri nani. Indimenticabile nel momento in cui, dopo il terzo gol dell’Italia, si rivolge al re di Spagna e gli urla: “Non ci prendono più…”. La partita a scopone scientifico con gli azzurri sull’ di ritorno rimarrà per sempre un autentico e prezioso cameo da offrire sull’ale di uno fra i momenti più belli e più esaltanti della storia calcistica italiana. Anche nel nome di col che dormono sulla collona della nostra “Spoon river” azzurra.