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Radiografia Roma: i 10 no di un flop!

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I 4 pareggi consecutivi e il -7 dalla , l’esclusione balorda dalla Champions e dalla sancisconop il flop della Roma. Una crisi in 10 punti.

1. PREPARAZIONE SBAGLIATA. La Roma corre poco, dura solamente un tempo. Contro la Fiorentina – a differenza di quanto accaduto in campionato contro , Palermo, Empoli e Fiorentina in cui i giallorossi erano riusciti a rimediare allo svantaggio nel secondo tempo – e compagni hanno retto solo 45 minuti. Non è un mistero il brutto rapporto tra il preparatore atletico Rongoni e i giocatori, ma anche con i medici. Tutto sulla forza, troppa palestra e la squadra non corre più.

2. L’AFRICA. Senza la Roma ha vinto solo a Udine il 6 gennaio. Assenza prevista, era noto l’impegno dell’ivoriano in Coppa d’Africa. Poco spiegabile la scelta di sopperire con il giovane Verde nei momenti top delle ultime partite.

3. INFORTUNI. Inimmaginabile l’assenza di Leandro Castan. Così il nuovo intevento al ginocchio per Strootman e i 20 infortuni muscolari – particolari quelli di Iturbe e le ricadute di De Rossi – che hanno impedito a Garcia di alternare i giocatori. Ultimo, Ibarbo, si è fatto male al polpaccio: “Una piccola contrattura, diciamo così – sminuisce l’ Cagliari, reduce da un altro infortunio muscolare che lo aveva tenuto lontano dai campi negli ultimi 50 giorni – Dobbiamo aspettare quello che dicono i medici ma non credo sia grave”. Il colombiano, presentato a Trigoria dal Ceo giallorosso Italo Zanzi, si recherà a Barcellona per un nuovo consulto.

4. DIFESA. Proprio l’affollata infermeria di Trigoria non ha permesso a Garcia di poter disegnare uno schema di titolari fissi o quasi, come avvenuto nella passata stagione. Mai la Roma è scesa in campo due volte di seguito con la stessa formazione. In difesa, poi, le prestazioni insufficienti di Astori, sommate agli infortuni e alle squalifiche di Manolas e Yanga-Mbiwa, non hanno agevolato la formazione di una vera e propria coppia di centrali. La solidità di Benatia-Castan – miglior difesa del campionato fino a 3 giornate dalla fine – sembra ormai appartenere ad un’epoca remota.

5. GARCIA. L’anno scorso fu il condottiero della nouvelle vague romanista, con le sue battute ad effetto e le lucide intuizioni sul campo. Oggi il tecnico francese sembra il perfetto interprete crepuscolare di una squadra in estrema difficoltà: poca disponibilità all’ammissione degli errori – dalla scelta del preparatore atletico, all’organizzazione tattica sul campo – cronica l’incapacità di invertire la rotta nei momenti di difficoltà.

6. NERVOSISMO. Le sceneggiate in zona mista, le discussioni – più o meno animate – con i presidenti avversari, i proclami frettolosi e nessuna presa di responsabilità nei confronti della delicata situazione, non sono solamente termometro della crisi sul campo, quanto di un certo nervosismo che pervade anche le scrivanie della dirigenza. A partire dai manager e . Che comunque continua a esprimere piena fiducia nelle possibilità della squadra: “La Champions League è l’obiettivo minimo da non perdere, anche se dovremo stare molto attenti al Napoli. Difendere il nostro secondo posto sarebbe il presupposto per attaccare il primo, al quale crediamo ancora”.

7. IL BAYERN. La Roma 2013/’14 era una ‘corazzata’ consapevole dei propri mezzi, della propria forza e dei propri obiettivi. Quella di oggi, invece, è una squadra impaurita, timorosa, in cui la manovra corale ha lasciato spazio alle azioni individuali (vedi i tiri da fuori area di Nainggolan). “Restare sempre sotto e rimontare non è semplice”, ha spiegato il belga al termine del match con la Fiorentina. Tutto è cambiato dal 21 ottobre, quando i 7 gol rifilati dal Bayern ai giallorossi hanno minato la solidità dello spogliatoio che ha poi dovuto accettare la chiamata alla resa del proprio allenatore, nella sfida di ritorno.

8. GENNAIO. Proprio in vista delle partenze di Keita e per la Coppa d’Africa, e i tanti infortuni capitati durante questa prima parte di stagione, ha lasciato sorpresi la scelta della dirigenza di operare sul mercato con così poco tempismo, rispetto all’avvio della finestra invernale di riparazione. Il mea culpa, unico udibile dalla viva voce dei protagonisti, è arrivato da Walter che ha denunciato gli interventi “un pochino tardivi”. Fa riflettere, poi, che Ibarbo – arrivato nella capitale solamente nella giornata di martedì – dopo un mese e mezzo di assenza dai campi – sia stato il più brillante dei suoi nella disfatta dell’Olimpico.

9. . Unico fulcro offensivo da quando è partito per la Guinea Equatoriale. Il ‘salvatore’ nel contro la , quando la Roma era sotto di due reti. La condizione atletica di Francesco , a 38 anni, sembra essere l’unica arma da impugnare, specie nei momenti di difficoltà. Un’aspettativa pretenziosa, per un calciatore che avrebbe bisogno – come molti – di poter tirare il fiato per poter tornare ad esprimersi al meglio. E la Roma dipende ancora da lui.

10. ARBITRI. E poi c’è quel 17 ottobre, la data ‘X’ che ha segnato la trasformazione delle sorti della stagione. “Sono sicuro, quest’anno vinceremo lo Scudetto”, dichiarò Garcia dopo aver suonato il violino allo Stadium. Proprio da quel giorno la Roma non è più sembrata in grado di competere per il vertice della classifica. I tifosi lo avvertono e, proprio per questo, hanno dato vita ieri alla prima ‘stazione’ verso la squadra, sotto la gestione Garcia. Sintomo che, anche l’ambiente, inizia a manifestare i primi segnali di insofferenza.

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